Prodotto

Quido lancia l'app mobile per iOS e Android

Le stesse analisi finanziarie della piattaforma, ora anche in mobilità.

Quido lancia l'app mobile per iOS e Android

Quido arriva su smartphone. L'app mobile per iOS e Android porta le stesse analisi finanziarie della piattaforma sul dispositivo che segue il professionista fuori dall'ufficio.

Chi lavora su operazioni di private equity, M&A e advisory non è sempre alla scrivania. Tra una riunione e una trasferta, avere a portata di mano l'analisi già disponibile sulla piattaforma accorcia i tempi con cui si arriva a una decisione.

L'accesso è riservato alle organizzazioni clienti, con lo stesso profilo della piattaforma e senza alcun passaggio aggiuntivo.

Quido è disponibile da oggi su App Store e Google Play.

Che cosa si trova nell'app

L'app porta sul telefono il nucleo del lavoro quotidiano: ricerca delle aziende, consultazione dei one-pager e monitoraggio degli aggiornamenti sul deal flow. È il perimetro pensato per il tempo che si passa lontano dalla scrivania, dove servono risposte rapide più che sessioni lunghe.

La ricerca è la stessa della piattaforma: si parte dal nome di una società o dai criteri che interessano, e si arriva alla scheda. Il one-pager è il documento di sintesi che la piattaforma genera nel formato dello studio, ed è consultabile direttamente dal telefono senza doverlo prima scaricare altrove. Gli aggiornamenti riguardano il deal flow del team, cioè le operazioni su cui il gruppo sta lavorando.

Il criterio con cui è stato scelto questo perimetro è semplice: sul telefono finisce ciò che si consulta, mentre ciò che si costruisce resta dove si lavora meglio, cioè sulla piattaforma.

È una distinzione che vale la pena tenere a mente anche nel valutare l'app. Consultare significa formulare una domanda breve e ricevere una risposta autosufficiente: chi è questa società, com'è messa, a che punto siamo. Costruire significa mettere in relazione più oggetti fra loro — un insieme di società, più esercizi, più viste — e produrre qualcosa che prima non c'era. La prima attività sta bene in una mano; la seconda chiede due schermi e un'ora davanti.

Perché un'app, e non semplicemente il sito sul telefono

È la domanda che merita una risposta esplicita, perché la differenza non è estetica.

Il primo motivo è l'avvio. Un'app si apre in un gesto, dalla schermata iniziale, senza passare da un browser, da una scheda aperta ieri, da una sessione scaduta. Nei minuti che precedono un incontro questa differenza è tutta la differenza.

Il secondo è l'ergonomia. Un'interfaccia progettata per il telefono ha dimensioni dei bersagli, gesti e gerarchie di lettura pensate per un pollice e per uno schermo piccolo. Una tabella pensata per un monitor, ridotta a cinque pollici, resta leggibile solo nominalmente.

Il terzo è la presenza. Un'applicazione installata è un promemoria: sta fra le altre applicazioni di lavoro e si apre quando serve. Uno strumento raggiungibile solo digitando un indirizzo viene usato meno, indipendentemente da quanto sia buono.

Un mestiere che si svolge in movimento

Vale la pena partire da una constatazione che chiunque lavori su operazioni riconosce: il private capital è un mestiere itinerante.

Le società target si visitano. Gli incontri con il management si fanno in sede, non in videoconferenza, quando l'operazione entra nel vivo. I professionisti che intermediano — advisor, commercialisti, banche — si incontrano di persona. Gli eventi di settore concentrano in poche ore un numero di conversazioni che in ufficio richiederebbe settimane. E fra un impegno e l'altro c'è il trasferimento, che è tempo disponibile ma non attrezzato.

Il risultato è che una quota significativa delle domande di lavoro nasce lontano dalla scrivania. Non sono domande complesse: chi controlla questa società, che dimensione ha, che cosa è successo di recente, a che punto siamo con quel deal. Sono esattamente le domande a cui la piattaforma risponde in pochi secondi, e a cui finora si poteva rispondere solo tornando davanti a un portatile.

Da questa asimmetria nasce un'abitudine diffusa e poco efficiente: si annota. Si scrive il nome sul taccuino o in una nota sul telefono, e lo si verifica dopo. Il costo di quell'abitudine non è la verifica in sé — è tutto ciò che accade nel frattempo. La conversazione in cui il nome è emerso si è chiusa senza la domanda che si sarebbe potuta fare. La decisione su come procedere è slittata di un giorno. In alcuni casi la nota resta lì.

Che cos'è un one-pager, e perché conta averlo in tasca

Il one-pager è il documento di sintesi che la piattaforma genera automaticamente su una società, nel formato dello studio: la scheda che un professionista porterebbe con sé se avesse avuto il tempo di prepararla.

La sua utilità sta nella densità. Un one-pager è pensato per essere letto in un paio di minuti e per contenere ciò che serve a sostenere una conversazione: l'inquadramento della società, le grandezze economico-patrimoniali principali, la struttura proprietaria, gli elementi recenti rilevanti. Non è un'istruttoria: è il documento che consente di non arrivare impreparati.

È anche il formato che meglio sopravvive al passaggio sul telefono, ed è la ragione per cui è stato incluso nel perimetro dell'app. Una scheda articolata su più viste, con tabelle affiancate e confronti visivi, sullo schermo piccolo perde. Un documento pensato per essere letto dall'alto verso il basso, no.

Prima che esistesse l'app, avere un one-pager in mobilità significava una di queste tre cose: averlo esportato in PDF e inviato a sé stessi via email, averlo salvato sul telefono in una cartella che al momento buono non si ritrova, oppure averlo chiesto a un collega ancora in ufficio. Tutte e tre funzionano; tutte e tre richiedono di aver previsto in anticipo che quel documento sarebbe servito. L'app toglie la previsione dall'equazione.

Gli aggiornamenti sul deal flow

La seconda cosa che si consulta più spesso da fuori non riguarda una società, ma il lavoro del team.

Il deal flow condiviso tiene le operazioni del gruppo in un'unica board, con stati personalizzati, filtri, assegnazione e follow-up. È lo strumento con cui uno studio evita che lo stato di un'operazione viva solo nella testa di chi la segue.

Sul telefono ne arriva la parte che conta quando si è fuori: sapere se qualcosa si è mosso. È una forma di presidio leggera, e ha un effetto collaterale utile sul lavoro di squadra — chi rientra da una trasferta non deve ricostruire due giorni di aggiornamenti, perché li ha già visti passare.

Come si introduce l'app dentro uno studio

L'adozione di uno strumento mobile ha una dinamica diversa da quella di una piattaforma. Alcune osservazioni pratiche, per chi deve introdurla in un team.

Non serve un progetto. L'accesso usa lo stesso profilo della piattaforma, e non c'è configurazione da fare. Chi è già utente scarica l'app e accede.

Conviene partire da chi viaggia di più. Il valore si manifesta nelle situazioni descritte sopra, che non sono distribuite uniformemente nel team. Chi passa più tempo fuori percepisce il beneficio in pochi giorni, e diventa il canale naturale attraverso cui l'abitudine si diffonde.

Il momento giusto per provarla è prima di un incontro vero. Un test fatto alla scrivania, con il portatile aperto accanto, non dice nulla: sulla scrivania la piattaforma è comunque migliore. La prova che conta è nei dieci minuti che precedono una riunione.

Non c'è una decisione economica da prendere. L'app è inclusa nel canone, come MCP e le API, quindi la diffusione dentro lo studio non passa da un'autorizzazione di spesa.

Le situazioni in cui cambia qualcosa

L'utilità di uno strumento mobile non si misura sulle ore di utilizzo, ma sui momenti in cui evita di dover rimandare.

Prima di un incontro. I dieci minuti in sala d'attesa sono il momento in cui si controlla con chi si sta per parlare: dimensione della società, andamento recente, chi la controlla. Il one-pager consultato dal telefono risolve la domanda mentre si è ancora in tempo per usarla.

In viaggio. Tra un treno e un taxi il lavoro possibile è quello di lettura. Rivedere una scheda, ripassare un one-pager, controllare se qualcosa si è mosso sul deal flow sono attività che riempiono bene quel tempo, e che altrimenti si accumulerebbero sulla scrivania.

Durante una conversazione. Quando un nome viene fatto in riunione, la scelta è fra annotarlo e verificarlo dopo, oppure verificarlo subito. Il secondo comportamento è possibile solo se lo strumento è a portata di mano.

Fuori orario. Le decisioni non aspettano sempre il lunedì. Poter dare un'occhiata a una società senza aprire il portatile è la differenza fra rispondere e rimandare.

In affiancamento a un collega. Mostrare un dato a chi ci sta accanto è più naturale da un telefono che da un portatile aperto su un tavolo affollato. È un dettaglio minore e ricorrente: il gesto di girare lo schermo verso l'altra persona non ha equivalenti pratici quando lo schermo pesa un chilo e mezzo ed è collegato a una presa.

Il ciclo di vita di un deal, visto dal telefono

Un modo utile per capire dove si colloca l'app è ripercorrere le fasi di un'operazione e chiedersi, per ciascuna, che cosa serve davvero avere in mano quando si è fuori.

In origination serve riconoscere un nome. Le occasioni nascono in conversazione — a un evento, in una riunione, parlando con un intermediario — e la domanda è sempre la stessa: di che società stiamo parlando, che dimensione ha, chi la controlla. È una domanda da ricerca rapida e da one-pager, non da istruttoria.

In screening serve una prima misura. Il lavoro strutturato di confronto resta in ufficio, ma la scrematura mentale comincia molto prima, e disporre della sintesi mentre la conversazione è ancora aperta cambia la qualità delle domande successive.

In due diligence l'app serve poco, ed è giusto dirlo. L'istruttoria richiede schermo, tempo e confronto affiancato: è la fase in cui la piattaforma non ha sostituti.

In monitoraggio serve continuità. Sapere se qualcosa si è mosso sul deal flow è la classica attività che si fa volentieri in cinque minuti di attesa e che altrimenti slitta di settimana in settimana.

Il quadro che ne risulta è coerente con il perimetro scelto: l'app copre le fasi in cui la domanda è breve e il tempo è poco, e lascia alla piattaforma quella in cui vale il contrario.

L'accesso e le regole che restano invariate

L'accesso è riservato alle organizzazioni clienti, con lo stesso profilo della piattaforma e senza alcun passaggio aggiuntivo. Non esiste un'iscrizione separata per l'app, né un secondo perimetro di autorizzazioni: chi accede vede sulla mobile ciò che l'organizzazione è autorizzata a vedere.

Restano invariate anche le condizioni di trattamento del dato che valgono per la piattaforma: infrastruttura europea, dati cifrati at rest e in transit, conformità GDPR, nessun uso dei dati dei clienti per l'addestramento dei modelli.

Il trattamento dei dati personali degli utenti dell'app è descritto nella informativa sulla privacy dedicata.

Che cosa resta sulla piattaforma

Il perimetro dell'app è deliberato, e vale la pena dire che cosa non contiene.

Il lavoro strutturato resta sull'interfaccia web: la ricerca multicriterio con tutti i filtri, la scheda azienda completa con bilanci riclassificati, KPI e confronto con i peer, la board del deal flow condivisa con stati, assegnazioni e follow-up, e la generazione dei report nel formato dello studio.

Sono attività che richiedono spazio sullo schermo, confronto affiancato e sessioni lunghe. Comprimerle in cinque pollici non le renderebbe più accessibili: le renderebbe più faticose. La scelta è stata portare sul telefono la parte consultiva e lasciare quella costruttiva dove funziona meglio.

Come si colloca rispetto agli altri modi di accedere a Quido

Quido è raggiungibile oggi da più canali, ed è utile vederli insieme.

  • Interfaccia web — il luogo del lavoro strutturato: ricerca multicriterio, scheda azienda completa, deal flow condiviso, report nel formato dello studio.
  • App mobile — la consultazione fuori dall'ufficio: ricerca aziende, one-pager, aggiornamenti sul deal flow.
  • Agente AI nella piattaforma — analisi di settore, shortlist e memo di sintesi, con risposte strutturate e con le fonti.
  • Quido MCP — gli stessi dati dentro gli assistenti AI compatibili, in sola lettura, descritto nell'articolo Quido MCP: i dati delle aziende private dentro l'AI.

Tutti questi canali sono inclusi nel canone. Il modello commerciale di Quido è un canone annuale fisso con utenti illimitati in tutto lo studio, ricerche, analisi e report illimitati, e MCP, mobile e API compresi. Non ci sono licenze aggiuntive per usare l'app, né pacchetti di crediti che si consumano consultando un one-pager dal telefono.

Questo dettaglio ha una conseguenza pratica sull'adozione. Quando un canale aggiuntivo comporta un costo aggiuntivo, la sua diffusione dentro uno studio diventa una decisione da giustificare; quando è incluso, si diffonde per utilità.

Il tempo che si recupera, e quello che non si recupera

Vale la pena essere precisi su che cosa uno strumento mobile può e non può fare, perché è la differenza fra un'aspettativa corretta e una delusione.

Non recupera il tempo dell'analisi. Leggere un bilancio, confrontarlo con i peer e capire se la storia regge richiede la stessa attenzione ovunque la si faccia, e richiede lo schermo grande.

Recupera il tempo di attesa e quello di rimando. L'attesa è il tempo morto: la sala prima di un incontro, il viaggio, la pausa fra due call. Il rimando è più costoso e meno visibile: è la domanda che nasce fuori dall'ufficio, viene annotata, e trova risposta ore o giorni dopo — quando spesso non serve più, o serve a qualcun altro.

L'app agisce su queste due voci. È un guadagno reale e circoscritto, ed è più onesto descriverlo così che promettere una trasformazione del modo di lavorare.

Che cosa sostituisce, nelle abitudini di oggi

Uno strumento nuovo si giudica bene guardando che cosa toglie, non solo che cosa aggiunge. Le abitudini che l'app mobile sostituisce sono tre, e sono tutte familiari.

La prima è l'auto-invio per email. Il documento che serve domani viene esportato e spedito a sé stessi, così da ritrovarlo sul telefono. Funziona finché si è previsto quale documento servirà; smette di funzionare esattamente nel momento in cui la conversazione prende una direzione non prevista, che è poi il motivo per cui gli incontri si fanno.

La seconda è la richiesta al collega. Chi è fuori scrive a chi è in ufficio e chiede il dato. È il meccanismo più affidabile dei tre, e il più costoso: impegna due persone, dipende dalla disponibilità della seconda, e sposta l'attesa sulla prima.

La terza è il rimando. Si annota e si verifica dopo. È l'abitudine più diffusa perché è quella che non richiede nulla da nessuno sul momento, ed è quella con il costo più difficile da vedere, perché il costo non è il tempo della verifica: è la domanda che non è stata fatta finché era utile farla.

Nessuna delle tre è un cattivo comportamento. Sono adattamenti sensati all'assenza dello strumento. L'app le rende semplicemente non necessarie nella maggioranza dei casi.

Una nota sulla parità fra iOS e Android

L'app è disponibile sia su iOS sia su Android, e questo merita una riga perché negli studi professionali il parco dispositivi non è omogeneo. Il telefono di lavoro segue spesso preferenze personali, e uno strumento disponibile su una sola piattaforma introduce una distinzione fastidiosa fra colleghi: chi può usarlo e chi no.

Pubblicare su entrambi gli store toglie il problema alla radice. Nessuno deve sapere che dispositivo ha il collega prima di suggerirgli di aprire una scheda, e la diffusione dentro il team non incontra un ostacolo che con il lavoro non ha niente a che vedere.

Domande frequenti

Su quali dispositivi è disponibile?

Su iOS e Android. L'app si scarica da App Store e Google Play.

Chi può usarla?

Le organizzazioni clienti, con lo stesso profilo della piattaforma e senza passaggi aggiuntivi. Non è previsto un accesso separato.

Che cosa si può fare dall'app?

Cercare aziende, consultare i one-pager e seguire gli aggiornamenti sul deal flow.

Ha un costo aggiuntivo?

No. L'app mobile è inclusa nel canone annuale, come MCP e le API.

Sostituisce la piattaforma?

No. Il lavoro strutturato — ricerca multicriterio con tutti i filtri, scheda azienda completa, deal flow condiviso, generazione dei report nel formato dello studio — resta sull'interfaccia web.

Come sono trattati i dati?

Come sulla piattaforma: infrastruttura europea, dati cifrati at rest e in transit, conformità GDPR e nessun uso dei dati dei clienti per l'addestramento dei modelli. Il dettaglio sui dati personali degli utenti dell'app è nella informativa dedicata.

Funziona allo stesso modo su iPhone e su Android?

Sì, l'app è pubblicata su entrambi gli store e l'accesso è lo stesso. Nessun membro del team resta escluso per via del dispositivo che usa.

Che rapporto ha con Quido MCP?

Sono due canali distinti e complementari. L'app porta la consultazione sul telefono; Quido MCP porta gli stessi dati, in sola lettura, dentro gli assistenti AI compatibili. Entrambi sono inclusi nel canone.

Serve una configurazione da parte dello studio?

No, l'accesso usa lo stesso profilo della piattaforma. Setup, formazione e supporto restano comunque inclusi nel canone.

Che cosa questo annuncio non è

Come per ogni rilascio, vale la pena delimitare.

Non è un cambio del perimetro dei dati: le informazioni raggiungibili dall'applicazione sono quelle della piattaforma, con le stesse regole di accesso.

Non è un cambio delle condizioni economiche: l'app è inclusa nel canone annuale, e non introduce licenze, moduli o consumi aggiuntivi.

Non è l'annuncio di una piattaforma "mobile-first": l'interfaccia web resta il luogo del lavoro strutturato, e non ci sono funzionalità che si spostano dal desktop al telefono.

Non è un impegno su funzionalità future: questo articolo descrive ciò che l'app contiene oggi.

In sintesi

L'app mobile Quido per iOS e Android porta la parte consultiva della piattaforma sul telefono: ricerca delle aziende, one-pager e aggiornamenti sul deal flow. L'accesso è riservato alle organizzazioni clienti, con lo stesso profilo della piattaforma, ed è incluso nel canone annuale insieme a MCP e alle API.

Quido è disponibile da oggi su App Store e Google Play. Per il contesto sull'azienda: l'aumento di capitale da 1,6 milioni di euro. Le domande su fonti, sicurezza, prezzi e integrazioni hanno risposta nella pagina FAQ.

Continua a leggere